Alberto Braida/Lisle Ellis/Fabrizio Spera di terra (Nu Bop Records 2) A moving force in first the Vancouver, then the Bay area, and now the New York advanced music scene, bassist Lisle Ellis hooks up with two sophisticated Italian players on this hard-hitting CD. In the process he confirms that first-class improvising knows no boundaries. A full collaboration, following a short tour, di terra's 12 tracks give equal prominence to each participant, though by temperament and attack pianist Alberto Braida stands out. Someone who has worked with German bassist Peter Kowald, the Lodi-based keyboardist voices dramatically, whether he's unspooling flashing double-time syncopation or highlighting kinetic cadences. With pronounced glissandi and sprinkles of discordant tones, his approach is thoroughly individual, yet favorably recalls 1950s pianist Herbie Nichols' hair-trigger rhythmic sense. Ellis, who partnered pianist Paul Plimley for years revels in this context. Opting for dynamic interplay, his fluid and spacey asides glide effortlessly among Braida's off-centre octave runs, unexpected hocketing spills and swirls. Exposing tremolo arco tones or rappelling up and down the strings, Ellis also creates timbres that resemble bass clarinet tones. Ellis' ostinato ground bass gives drummer Fabrizio Spera his freedom as well. Rasping cymbals, popping snares and rumbling his bass drums, the percussionist, who work in a trio with German saxophonist Wolfgang Fuchs, judiciously outlays ruffs, flams and paradiddles to scene set for Braida's bass clef rummaging or organic layering. Whether the compositions are crepuscule-tinged nocturnes or brisk, kinetic romps, the CD makes an excellent case for Italian-Canadian cooperation. Ken Waxman CODA Issue 330 _____________________________________________________________________________________________________ ALBERTO BRAIDA/LISLE ELLIS/FABRIZIO SPERA - di terra (NuBop Records 2) Contrabassist Lisle Ellis, has long been one of my favorite bassists, since seeing him with piano wiz Paul Plimley in the early days of the Victo festivals. He moved to the bay area during the nineties and founded the wonderful What We Live trio with Larry Ochs and Donald Robinson. Each of their half dozen discs, with and without guest trumpeters Leo Smith & Dave Douglas, was/is superb. In recent years, Lisle moved to San Diego to teach and runs a few different projects, including a trio with Marco Eneidi & Peter Valsamis called Sound on Survival and this trio with some fine Italian musicians. Just a few months ago, Lisle and his partner, Bonnie Wright, moved here to NYC, so we will be seeing him more often than ever. Hooray! This trio features Alberto Braida on piano, Lisle on contrabass and Fabrizio Spera on drums. This is a particularly strong improvised piano trio date. Navigating through free and focused terrain, always moving together. The trio explode on a few of these pieces, especially "super contact", which has that wonderful turbulent energy, as they all soar together as one ball of eruptions. What I like most about this is the way they work together and think in focused, song-form. There is an amazing intuitive thread that holds things together magically. They sound as if they are completing each others lines or ideas. This is a studio date with superb, well-balanced sound, as great and as adventurous as any piano trio I've reckoned with. A truly colossal effort.- BLG Downtown Music Gallery _____________________________________________________________________________________________________ Un Alberto Braida ferocemente monkiano, oltre Monk senza nascondere il legame dei propri centri cerebrali-affettivi (propulsivi) con Monk. Ecco che cosa si nota prima di tutto durante il concerto del Trio Di Terra al Club La Palma. Braida, pianista, è un musicista di talento mostruoso. Mai sentito così "in the tradition" (si fa per dire: la sua musica, come quella del trio, è musica assai innovativa). Ricordiamo un suo "solo" intitolato Oued (Zrecords, 2004) tutto giocato sui silenzi, sulle note e sui grumi di note disperse e solitarie, Webern, Cage, Cecil Taylor, Monk tirati allo spasimo, prosciugati, anche violentati per un bisogno sotterraneo ma forte di discorso in quella "terra desolata". Qui procede in genere per accordi corposi, dissonanti, aspri eppure voluttuosi, perché lui e il trio hanno deciso di ricreare per l'ennesima volta il lessico del vero jazz. Di Terra. È il titolo del cd recentissimo del trio (Nu Bop Records, 2005) diventato anche il nome della ditta. Niente a che vedere con faccende tipo territorio, appartenenza, radici, eccetera. Anzi. Tutto a che vedere con una musica proprio terrosa, persino sanguigna, non di rado sostenuta da una scansione ritmica quadrata, e qui c'è una nuova sorpresa: il batterista Fabrizio Spera, cresciuto lunga la strada che inizia dai Sunny Murray-Milford Graves-Andrew Cyrille e prosegue con i Paul Lytton-Paul Lovens per andare oltre a disegnare un percussionismo "pulviscolare", parallelo alle linee informali della libera improvvisazione, qui non disdegna il battito classico e nemmeno alcune parentesi di franco stile afro Ma di gusto tradizionalista non se ne parla, sia chiaro. Con il contrabbassista americano Lisle Ellis, il vero motore del gruppo, il più esperto con le sue frequentazioni di Larry Ochs, Cecil Taylor, Marilyn Crispell, Paul Bley alle spalle, con la sua "cavata" possente, il suo suono scuro che può esaltarsi nelle figure di accompagnamento insistite come nelle melodie atonali usate in controcanto o in assolo, con questo signore della musica di sperimentazione, diciamo meglio: di interrogazione, di esplorazione, di curiosità, sensuale però, giocosa, molto "di terra", il piccolo ensemble non può fare tradizione. E poi Braida, se accetta una logica costruttiva più prevedibile del suo solito, è a tratti dirompente, bruciante e persino apocalittico. Vero jazz, ebbene sì. Ma rivoluzionario. Mario Gamba (Il Manifesto) _____________________________________________________________________________________________________ Ecco il secondo capitolo, dopo l'ottimo "Uotha" della coppia Angeli/Drake, della neonata Nu Bop, con il quale la label intende chiarire definitivamente le sue ambiziose utopie progettuali, del tutto distanti da certo conformismo che a volte svilisce/omologa anche l'universo del jazz. "Di Terra" è uno dei dischi italiani più interessanti tra quelli pubblicati recentemente, che vede coinvolti Alberto Braida al pianoforte, Fabrizio Spera alla batteria e lo statunitense Lisle Ellis al contrabbasso, già celebre in quanto componente di What We Live nonché partner di diversi avanguardisti contemporanei di gran caratura.. Un trio dall'affiatamento magico e avvolgente, che ha per comune denominatore il sacro fuoco del free -un bagaglio storico incancellabile -,sebbene tale propensione lessicale in "Di terra" sia filtrata e ammorbidita ad arte, almeno in apparenza: l'efficace asciuttezza dei dodici episodi contenuti nel CD sembrano provenire da partiture molto meticolose nate dopo mesi di studio, quasi fossero dominate da una filosofia compositiva di stampo accademico. In realtà, nel caso di Braida,, Ellis e Spera, questi lusinghieri risultati espressivi sono invece il frutto di un faticoso ma appagante work in progress che ha condotto i protagonisti ad un'empatia tale da far confondere le parti scritte da quelle improvvisate: difficile comprendere dove finiscano le une e inizino le altre. E' sufficiente l'ascolto di "Wake Up And Have An Happetite" per fotografare l'interplay invidiabile dei tre, una sintonia miracolosa, un pathos magnetico, un sapiente quanto intelligente utilizzo delle pause e delle dinamiche: all'interno di tale estetica sguazzano con libertà e con rigore un fantasioso pianista, un autorevole batterista e un plastico contrabbassista. Enzo Pavoni (Jazz Magazine Italia) _____________________________________________________________________________________________________ Alla seconda uscita-seguito di Uotha, del duo Angeli/Drake-la neonata Ni Bop ribadisce la volontà di differenziarsi dal conformismo omologante e dal "mainstream turistico" che svilisce spesso il jazz. L'ottimo "Di terra" è opera di un trio accomunato dal sacro fuoco del free, in possesso di un affiatamento magico ed avvolgente: già le prime battue evidenziano un interplay invidiabile, un pathos magnetico, un sapiente/intelligente utilizzo delle pause e delle dinamiche "pieno/vuoto". Sono protagonisti l'eccellente pianista Alberto Braida, l'autorevole batterista Fabrizio Spera-bravissimo ad alternare interventi infuocati a d altri in punta di piedi-e il solido (e celebre) contrabbasista Lisle Ellis, già con i What we Live e partner di grandi musicisti contemporanei. Appuntamento, quindi, ai poll di qualità di fine anno. Enzo Pavoni (Audio Review) _____________________________________________________________________________________________________ Un trio piano-basso-batteria ben congegnato, nato sull'onda di incontri live occorsi negli anni passati. I protagonisti tendono a privilegiare il gioco d'assieme condotto all'unisono, con continue sovrapposizioni e intersecazioni. I dialoghi botta e risposta sono perciò messi da parte o se ci sono avvengono in una frazione di secondo e non si avvertono quasi. Le improvvisazioni non si presentano però come un muro compatto ed è interessante andare a ricercare tra le pieghe le tante sfumature che compongono "di terra". Piercarlo Poggio (Blow Up) _____________________________________________________________________________________________________ Un'analisi del panismo post-tayloriano potrebbe concentrarsi sul fecondo rapporto sul fecondo rapporto fra pars destruens (rispetto agli elementi musicali tradizionali) e pars construens: sia sul piano quantitativo, valutando quanto c'è della prima rispetto alla seconda sia sul piano qualitativo, verificando quali elementi sono "distrutti" e quali "ricostruiti". Da questo punto di vista il quarantenne Braida, noto in particolare per la decennale collaborazione con il clarinettista G. L. sviluppa una ricerca particolare, perché a un'apparenza radicale che sembra privilegiare di gran lunga la "distruzione" oppone un sofisticato bricolage di recuperi formali, tra ostinati ritmici, brandelli melodici, architetture dinamiche e via evocando. La coerenza con cui questo metodo, solo apparentemente contraddittorio, viene messo in atto è confermata dalla meticolosa triangolazione con Ellis e Spera: l'impressione di "disordine" (che è solo del primo ascolto, e che rende sottilmente affascinanti i successivi, nei quali quell'effetto si dilegua) è dovuta in buona parte alla dislocazione degli eventi sonori fra i tre musicisti. A questo si aggiunga l'itinerario predisposto della sequenza del disco: non sappiamo se esso riproduca in fieri l'evolvere della musica durante i due giorni di registrazione, o se sia stato studiato a posteriori, ma certo raffigura il crescere di un'interazione che ha un valore intensamente narrativo. Claudio Sessa (Musica Jazz) _____________________________________________________________________________________________________ Un magmatico improvvisare, inseguendo, l'idea di dissotterrare ricordi, in questo l'album Nu Bop Records si incontrano due musicisti italiani come Alberto Braida al pianoforte Fabrizio Spera alla batteria con l'americano Lisle Ellis. Il loro jazz pare la dissacrazione d'ogni regola, tenendo in piedi solo un forte senso di interplay tra musicisti che fa da vero motore all'esecuzione. Sull'idea di dissotterramento non so dirvi di più. Enzo Siciliano (il Venerdì) _____________________________________________________________________________________________________ Di terra è il titolo incisivo di un disco/progetto avventuroso e tellurico come nella stessa dichiarazione d'intenti. Il trio formato dal contrabbassista canadese Lisle Ellis, dal pianista Alberto Braida e dal batterista Fabrizio Spera è nato dopo un magnetico incontro avvenuto a Lodi nel 2003. Alcune sedute d'improvvisazione con Larry Ochs e il RARA ensemble hanno poi contributo a definire le coordinate di una esperienza ubiqua nella sua vorace necessità sonora. L'urgenza ritmica inseguita mediante la ricerca morbosa della pulsazione e l'asfissiante sovrapposizione di figurazioni taglienti rimandano all'immaginario esplosivo di Cecil Taylor con il quale Ellis lavorò in una delle stagioni più "pericolose" della musica afroamericana. Consapevolmente Braida si tuffa spregiudicatamente nella gioia vorticosa della ritmica liberando l'armonia in un continuo meccanismo di cluster e serpentini frammenti di scale come una sottilissima pioggia di cristalli. Impossibile evitare il ricordo del chiasso atonale di prokofiev o il precipitare sul tasto della mano sardonica di Monk. Musica fastidiosa nelle continue incertezze di una bussola che evita caparbiamente qualunque nord , musica spiazzante nell'apertura di Iya quando l'archetto introduce un'atmosfera espressionista di ombre e rimembranze. Il lavoro timbrico di Sfera rende ai piatti l'animo dei più velenosi sonagli ed apre lo sguardo ad una meditazione sul significato rituale della musica, significato evidentemente inseguito nel suo rapporto con la terra e con la magia dell'antichità umana. Certo, l'ascolto è iniziatico, quindi traumatico poiché richiede il sacrificio deliberato di ogni parvenza di struttura, linea melodica o gioco armonico, ma offre altresì il salvifico dono di una musica che non sostiene bensì suggerisce seppure con sarcasmo e punte di violenza. Visivo, ostinato, straniante. Marco Bassi - Jazz Convention _____________________________________________________________________________________________________ Se un musicista che ha suonato con alcuni dei più grandi pianisti contemporanei, Cecil Tayor, Paul Bley, Marilyn Crispell, Paul Plimely, Myra Melford etc. ed ha fondato la canadese NOW orchestra, ha collaborato con Glen Spearmann, Andrew Cyrille, ROVA, e fa parte del trio What We Live, sente il bisogno di suonare con dei nostri musicisti ci deve essere una ragione profonda. L'incontro con Alberto Braida, pianoforte, e Fabrizio Spera, batteria, alcuni dei nostri più validi musicisti e non nuovi ad interessanti esperienze discografiche, ha fatto scoccare la scintilla che ha generato questo splendido album titolato "Di terra". IRD JAZZ novità _____________________________________________________________________________________________________ Concerto: Il gesto del suono-Milano maggio 2006 Il trio Di Terra dà vita a un interplay fitto ma rigoroso nell'assegnazione dei ruoli. Braida risponde del tempo, per lo più a mani parallele, intento a una sobria elaborazione tematica dei materiali. Spera inventa divagazioni continue e mobilissime, con impeto ma con respiro molto naturale; ed Ellis è con discrezione ubiquo timoniere del floating al modo in cui Dave Holland lo era nei trii di Sam Rivers in composizioni basate su stazioni melodicamente e ritmicamentecaratterizate, con citazioni precise della pulsazione jazzistica più tradizionale e perfino un calypso. Marco Bertoli (Musica Jazz) |